Gender pay gap, anche per le partite Iva la parità è ancora lontana

Il divario salariale tra uomini e donne non riguarda solo il lavoro dipendente, ma anche chi sceglie la libera professione. Nonostante negli ultimi cinque anni il gender pay gap tra le partite Iva si sia ridotto (nel 2020 era superiore al 10%), i dati dimostrano che la strada per una reale parità resta ancora lunga.

Secondo un’indagine condotta dalla tech company Fiscozen su oltre 30.000 partite Iva attive nel 2024, gli uomini con partita Iva guadagnano in media il 18,3% in più rispetto alle donne. Il divario si manifesta fin dall’inizio della carriera e cresce con l’età e, se il gap è evidente nel lavoro autonomo, la situazione non è molto migliore nel lavoro dipendente.

Le disparità salariali hanno, ovviamente, conseguenze dirette anche sulle pensioni. Il Rendiconto di Genere 2024 dell’Inps evidenzia che, sebbene le donne pensionate siano più numerose degli uomini, esse percepiscono assegni significativamente più bassi. Nel settore privato, le pensioni di anzianità delle donne sono inferiori del 25,5%, quelle di invalidità del 32%, mentre le pensioni di vecchiaia segnano un divario del 44,1%. Per le ex lavoratrici autonome, la situazione è ancora più critica: il gap nelle pensioni di anzianità raggiunge il 43,9%.

Il divario pensionistico riflette quelle che sono le concrete e reali minori opportunità di guadagno che le donne incontrano nel corso della loro carriera.

Ridurre il gender gap richiede un impegno concreto da parte delle istituzioni, delle aziende e della società civile. L’attuazione di politiche efficaci non solo favorirebbe l’uguaglianza di genere, ma contribuirebbe anche a un miglioramento delle performance economiche e sociali delle organizzazioni.

Cosa si può fare dunque per ridurre il gender gap? Innanzitutto occorrerebbe investire nella formazione e nella sensibilizzazione per abbattere stereotipi e pregiudizi di genere.

Inoltre adottare normative specifiche, come la trasparenza salariale e l’obbligo per le aziende di monitorare i livelli retributivi, favorire l’accesso delle donne a posizioni di leadership nelle aziende e nelle istituzioni, implementare forme di lavoro flessibili, come il lavoro agile, il part-time e gli orari adattabili, creare un ambiente lavorativo maggiormente inclusivo.

Importante anche promuovere una distribuzione maggiormente equa delle responsabilità familiari. L’estensione del congedo di paternità consente di ridurre il carico che tradizionalmente ricade sulle donne, favorendo una maggiore equità sia in ambito domestico che professionale.

In molti Paesi, le normative sul congedo parentale stanno evolvendo proprio per garantire ai padri un ruolo più attivo nella cura dei figli e alle donne un ruolo più attivo professionalmente.

A cura di Giornale Weekend

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